Sollecito e diffida della pratica di ricongiungimento familiare

Ricongiungimento familiare e mancata risposta

Lunghe, lunghissime sembrano essere le tanto attese risposte in merito alla ricezione del nulla osta utile per il ricongiungimento familiare, che di certo non agevolano chi è costretto a chiederlo per permettere al coniuge rimasto in terra straniera di entrare in Italia.

Molti sono i quesiti che i cittadini stranieri residenti oramai da anni nel nostro Paese si pongono a tal proposito, legati soprattutto alla lunga tempistica a cui sono costretti a sottostare in attesa del rilascio.

Andando a secernere la situazione fin nei minimi dettagli, secondo l’attuale normativa il nulla osta al ricongiungimento familiare viene rilasciato entro sei mesi, ovvero 180 giorni dalla data in cui è stata inoltrata la domanda, che è possibile effettuare recandosi presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione.

Esistono però degli specifici casi in cui le autorità competenti richiedono un’integrazione della pratica, casi in cui il termine dei sei mesi previsti si interrompe automaticamente per riniziare dall’esatto momento in cui il cittadino provvede a deporre i documenti integrativi necessari richiesti.

Cosa fare in caso di ritardo nel rilascio del nulla osta ?

Qualora però si verifichi che passato il periodo designato dei sei mesi per il trattamento della pratica, lo Sportello Unico per l’Immigrazione non abbia provveduto a rilasciare il nulla osta richiesto, il cittadino interessato può sollecitare lo stesso ufficio.

Un sollecito quindi, che può essere effettuato presentando una lettera spedita tramite posta raccomandata, nella quale si inserisce il riferimento della pratica e si chiede di avere una risposta in merito alla richiesta.

sollecito diffida ricongiungimento familiare

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Esistono però dei casi in cui, sia per casi più urgenti o qualora il sollecito non basti, al cittadino richiedente viene data la possibilità di provvedere con una diffida nei confronti dello Sportello Unico nella quale si incita lo stesso ufficio a velocizzare i tempi della pratica.

Anche in questo caso si tratta di una comunicazione scritta che va inviata sempre tramite posta raccomandata, che se anche in questo caso non desse esito positivo apre le porte ad una vera e propria azione legale con l’aiuto di un avvocato.

La situazione prima della riforma del 2009

Va ricordato che, in tempi da ricercarsi prima della modifica della normativa relativa al ricongiungimento familiare, qualora lo Sportello Unico dell’immigrazione non dava nessuna notizia, si procedeva direttamente ad accogliere in maniera automatica la domanda.

Il tutto, chiaramente espresso nel testo normativo contenuto nel pacchetto sicurezza del 2009, consentiva al familiare residente all’estero e per il quale era stato richiesto il ricongiungimento, di presentarsi direttamente al Consolato italiano per richiedere il visto.

Unica clausola era quella di portare con sé copia della documentazione consegnata allo Sportello Unico insieme alla ricevuta di deposito, trascorsi i 90 giorni previsti all’epoca per il trattamento della pratica da parte dello Sportello Unico.

Una possibilità che purtroppo, dati i cambiamenti che sono stati apportati, non è più possibile effettuare.

Approfondimento : lettera di sollecito e diffida in materia di ricongiungimento familiare

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